Piccola, ma unica, la casa di vacanza dell’architetto Massimo Adario si apre alla vista del Golfi di Napoli e Ischia. Elaborato in chiave grafica, il panorama ispira un progetto architettonico e decorativo originale.

Al tramonto il panorama con l’isola d’Ischia e il limoneto che degrada verso lo skyline di Massa Lubrense, a strapiombo sul mare, sono un vero spettacolo. Pagina accanto, sotto le antiche volte la cucina, rivestita in ceramica di Vietri, prodotta da Francesco De Maio su disegno di Massimo Adario.

Per lo studiolo arredi in bambù di Bonacina 1889, originali Anni 50, come la poltrona Bambù disegnata da Tito Agnoli nel ’59. Coffee table con disegni zodiacali su fondo dorato, Anni ’50. Tutto scelto da Demosmobilia, Chiasso. Lampade di Joe Colombo per Oluce. Sul tavolino d’angolo un’importante ceramica di Flair, Milano. A parete stampe di Piero Dorazio.

Nel passaggio tra la sala-cucina e lo studiolo un tavolo Anni 50 (da Retro4M, Roma) con poltroncine di Lio Carminati (da Demosmobilia). Lampada Parentesi di Achille Castiglioni per Flos. La fascia-boiserie color del cielo, staccata da terra e alta due metri, cancella le irregolarità delle vecchie murature. Stampe di Alberto Burri. Pagina accanto, la grande terrazza è una prosecuzione degli interni.

L’architetto Massimo Adario sin da piccolo ha trascorso tutte le vacanze estive a Sorrento. Tre mesi di mare nella parte più antica della casa che era dei bisnonni, fortunatamente ereditata dal padre, di gusto settecentesco con larghi muri in tufo e volte in muratura. Una struttura semplice ingentilita dai caratteri tipici dell’architettura di campagna napoletana. Massimo ha sempre mantenuto un forte legame con questo luogo magico, a cui si sente ancora di appartenere, tanto da decidere di ritagliarsi uno spazio privato, ultimato lo scorso giugno, che gli permette di ritrovare le sue radici, godere degli affetti familiari e delle bellezze naturali del luogo. La casa, di circa 100 mq, si apre su una nuova terrazza panoramica che connette la zona giorno con la suite notte, tangente alla villa ma staccata, ricavata in una costruzione Anni 50, un tempo a servizio della coltivazione di oliveti, agrumeti, campagna e orti. “Ho sempre immaginato gli interni e gli esterni come parti integranti, uniti dalla stessa vista che, sfiorando il limoneto in una quota leggermente più bassa, abbraccia il Golfi di Napoli e Ischia”. Nella grande terrazza che corre parallela alla facciata, impreziosita da un pavimento con intarsi in marmo di Carrara, richiamo alla pavimentazione interna, corrono due lunghe panche addossate al muro, ispirate a quelle disegnate da Jørn Utzon nella casa Can Lis a Maiorca. Quattro tavoli esterni, con struttura in ottone a piano in maioliche di Vietri, su disegno consentono di vivere questo spazio come naturale estensione di quello interno, ma più dinamico, libero, con il tocco romantico delle poltroncine in ferro verniciato di bianco. “Nelle antiche stanze, le irregolarità delle murature portanti mi hanno ispirato l’idea di una fascia-boiserie, staccata da terra e alta due metri che nella parte della cucina, dove lo spessore supera il metro, assume la funzione di contenitore”, spiega Adario. “Le ceramiche di Vietri, che in queste zone si trovano nelle cupole e nelle pavimentazioni di tante chiese, come nei salone degli hotel storici e nelle ville aristocratiche , mi hanno sempre affascinato per i colori e la fantasia dei disegni. Ho ricordi indelebili dell’orologio, in ceramica, della chiesa di Sant’ Agata, proprio accanto al ristorante Don Alfonso, dei cugini di mio padre, ambasciatore nel mondo della cultura e dell’art de vivre in Costiera. Quando ho deciso di collaborare con maestri del cotto fatto a mano, ho pensato di farlo seguendo un mio codice estetico. Così ho schizzato un disegno astratto, contemporaneo, che mi ha permesso di ispirarmi, una volta di più, al paesaggio e ai suoi colori: il verde degli alberi, il giallo dei limoni, il blu del mare, il celeste del cielo, il bianco delle nuvole. Da qui 8 motivi che in diverse combinazioni riproducono all’interno un affresco contemporaneo, il mio orizzonte”. Impegnato su più progetti, da una villa a Firenze, con la sua storia e il rapporto con la città da ripristinare, una residenza totalmente diversa a Los Angeles, due nuove architetture in Portogallo e nei presso di Roma, Massimo continua la sua ricerca di spunti originali, stimolanti, mai ripetitivi. Anche in questo progetto sorprende il mix di materiali: l’eleganza del marmo di Carrara che incontra i grafismi delle maioliche e l’ottone che fa da struttura agli arredi di giunco. Anche la scelta delle opere grafiche di Piero Dorazio, spesso impostate sulla diagonale, con colori simili a quelli del progetto, sono il tocco attento di chi ama e conosce l’arte.

La fioriere su disegno, elementi tipici delle casa di vacanza, raccontano di un progetto curato nei minimi dettagli. Nella pagina accanto, Massimo Adario. Per i tavoli con struttura in ottone e le panche che corrono lungo la facciata, superfici in ceramica di Vietri su disegno nei colori del paesaggio. Sedute da esterni da Demosmobilia, Chiasso.

Nel bagno, sanitari originali disegnati da Antonia Campi per Pozzi Ginori alla fine deli Anni 50 e accessori vintage in giunco. Pagina accanto, nella camera, letto di Bonacina 1889, su disegno di Gastone Valsecchi e Gianni Minghetti. Il pannello decorativo fa da testata al letto e le due ante laterali movibili chiudono il bagno e il guardaroba. Sulla testata del letto lampade in ceramica Portofino di Servomuto. A soffitto ventilatore Air di Boffi.

© Massimo Adario Architetto

© Elle Decor Italia

© Giorgio Possenti Photographer